
Giardino formale
Giardino persiano cinto da mura, con alberi e canali d'acqua, 540 a.C. circa
Nel gioco: Livello 1: La tomba del fondatore
Probabilmente i Persiani chiamavano paridaida un giardino cinto da mura e irrigato, parola ricostruita a partire dalle sue forme elamica e babilonese. I Greci la presero in prestito come paradeisos, da cui deriva la parola paradiso. Re, satrapi e nobili realizzavano questi giardini con filari di alberi e canali rivestiti di pietra, e un giardino ben irrigato mostrava che il suo proprietario poteva disporre di terra, acqua e manodopera.
Nel gioco: Nel gioco il Giardino formale è un edificio di servizio con alberi da ombra e canali in pietra, richiesto dalle Residenze nobiliari entro dieci caselle. I veri giardini persiani erano tenute reali o nobiliari cinte da mura, quindi questa regola è una semplificazione.

I canali di Pasargade
Nelle fontiNegli anni '60 gli scavi di Pasargade portarono alla luce canali d'acqua in calcare nel giardino reale realizzato sotto Ciro, tra il Palazzo P e due piccoli padiglioni. I canali correvano in linea retta e si aprivano a intervalli in piccole vasche quadrate. Tra di essi si trovavano aiuole, e il portico del trono del Palazzo P si affacciava sull'intero impianto.
D. Stronach, Pasargadae, 1978

I giardini nelle tavolette delle fortificazioni
Nelle fontiLe tavolette amministrative elamite di Persepoli, scritte tra il 509 e il 493 circa, usano la parola partetaš, presa in prestito dal termine persiano. Registrano tenute di questo tipo in diverse località della Perside, con lavoratori assegnati e prodotti e giovani alberi che vi transitavano. Mostrano i giardini come parti attive dell'economia reale, non soltanto come luoghi di piacere.
Persepolis Fortification tablets; C. Tuplin, Achaemenid Studies, 1996

Visitatori greci nei giardini persiani
Racconto anticoSenofonte racconta come Ciro il Giovane, un principe persiano, mostrò allo spartano Lisandro il suo paradeisos a Sardi verso la fine del V secolo, con gli alberi disposti in file diritte, e disse di averne piantati alcuni con le proprie mani. Erodoto narra che Serse, in marcia verso Sardi nel 481, trovò in Lidia uno splendido platano, lo adornò d'oro e vi lasciò un custode. Entrambi gli autori presentano la cura degli alberi come qualcosa che i sovrani persiani tenevano in grande pregio.
Xenophon, Oeconomicus 4.20-25; Herodotus 7.31

Una pianta quadripartita o no
ContesoStronach, che condusse gli scavi, sostenne in seguito che i canali di Pasargade delimitavano quattro settori, facendone il più antico giardino quadripartito noto e un antenato del successivo chahar bagh persiano. Altri osservano che solo parte dell'impianto si è conservata, e le indagini geofisiche del sito dal 2000 circa indicano un assetto meno ordinato. Se lo schema quadripartito sia nato qui resta oggetto di dibattito.
D. Stronach, Pasargadae, 1978; P. Briant, From Cyrus to Alexander, 2002

La lettera di Dario a Gadata
ContesoUn'iscrizione greca riporta una lettera in cui Dario loda il suo funzionario Gadata per aver piantato in Asia Minore occidentale alberi d'oltre Eufrate. La pietra fu però incisa secoli dopo, in epoca romana. Gli storici discutono se copi un'autentica lettera reale o sia una composizione più tarda.
Letter of Darius to Gadatas (Meiggs-Lewis 12); P. Briant, From Cyrus to Alexander, 2002
Fonti
- D. Stronach, Pasargadae, 1978
- P. Briant, From Cyrus to Alexander, 2002
- C. Tuplin, Achaemenid Studies, 1996
- Xenophon, Oeconomicus 4.20-25
- Herodotus 7.31
- Letter of Darius to Gadatas (Meiggs-Lewis 12)