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Ippia

Ippia

Tiranno di Atene dal 527 al 510 a.C. circa, poi esule che si rivolse alla Persia

Nel gioco: Livello 8: La baia di Maratona

Ippia, figlio di Pisistrato, fu l'ultimo della sua famiglia a governare Atene come tiranno, dal 527 circa finché gli Spartani non lo cacciarono nel 510. In esilio si rivolse ai Persiani e nel 490 guidò la flotta di Dati e Artaferne a Maratona, sperando di essere rimesso al potere. La sua vicenda mostra come la Persia si servisse dei sovrani greci esiliati come alleati e guide in Occidente.

Nel gioco: La cronaca del gioco indica Ippia come il tiranno esule che guidò la flotta di Dati a Maratona, seguendo Erodoto. Le date del 527-510 sono approssimative, poiché suo padre morì probabilmente nel 528/7.

Ippia: Erede di Pisistrato

Erede di Pisistrato

Erodoto racconta che quando Pisistrato si impadronì di Atene per la terza volta, probabilmente verso il 546, sbarcò a Maratona con i figli al suo fianco. Morto Pisistrato, probabilmente nel 528/7, il potere passò ai suoi figli. Tucidide insiste che a detenere il governo fosse Ippia, il primogenito, e non il fratello minore Ipparco, come credevano molti Ateniesi. Aggiunge che la famiglia conservò formalmente le leggi della città, collocando però nelle cariche i propri uomini.

Herodotus 1.62-64; Thucydides 6.54-55; Athenaion Politeia 17

Ippia: L'assassinio di Ipparco

L'assassinio di Ipparco

Conteso

Nel 514 Armodio e Aristogitone uccisero Ipparco durante le Panatenee, e in seguito gli Ateniesi onorarono la coppia come liberatori della città. Tucidide non condivideva questa interpretazione. Afferma che il movente fu una contesa amorosa privata, che Ippia stesso scampò illeso e che il suo governo divenne in seguito più duro. Anche Erodoto dice che la tirannide durò altri quattro anni e gravò ancor più sugli Ateniesi.

Thucydides 6.53-59; Herodotus 5.55-56

Ippia: Da Atene a Sardi

Da Atene a Sardi

Erodoto afferma che gli Alcmeonidi esuli corruppero la sacerdotessa di Delfi perché spingesse Sparta a liberare Atene, e nel 510 il re Cleomene assediò Ippia sull'Acropoli. Quando i suoi figli furono catturati, Ippia accettò di ritirarsi a Sigeo, presso l'Ellesponto. In seguito gli alleati di Sparta si rifiutarono di rimetterlo al potere, così egli si recò a Sardi e aizzò il satrapo Artaferne contro Atene. Quando Atene rifiutò di riaccoglierlo, dice Erodoto, la città divenne nemica dichiarata della Persia.

Herodotus 5.62-65; Herodotus 5.91-96

Ippia: Guida a Maratona

Guida a Maratona

Erodoto racconta che Ippia guidò i Persiani a Maratona perché la sua pianura si prestava alla cavalleria e si trovava vicino a Eretria. Fu lui anche a sistemare i prigionieri eretriesi sull'isolotto di Egilia. Tucidide racconta che Ippia raggiunse Dario passando per Lampsaco e che anni dopo giunse a Maratona, ormai vecchio, insieme ai Medi. Nessun documento persiano lo nomina, quindi tutta la sua storia proviene da autori greci.

Herodotus 6.102, 6.107; Thucydides 6.59

Ippia: Il dente perduto e la sua fine

Il dente perduto e la sua fine

Leggenda posteriore

Erodoto narra che Ippia sognò di giacere con la propria madre e lo interpretò come segno che avrebbe riconquistato Atene e sarebbe morto vecchio in patria. Allo sbarco starnutì e tossì così forte che un dente malfermo gli cadde nella sabbia e andò perduto, ed egli dichiarò che quella terra non sarebbe mai stata loro. La storia è costruita come presagio di sconfitta. Erodoto non dice come morì Ippia, mentre autori molto più tardi, come Giustino, affermarono che cadde a Maratona.

Herodotus 6.107; Justin, Epitome of Pompeius Trogus

Fonti

  • Herodotus, Histories 1.59-64, 5.55-65, 5.91-96, 6.102-107
  • Thucydides 1.20, 6.53-59
  • Aristotle (or his school), Athenaion Politeia 17-19
  • Justin, Epitome of Pompeius Trogus
  • P. Briant, From Cyrus to Alexander, 2002
  • P. Krentz, The Battle of Marathon, 2010