
I Plateesi
Cittadini di una piccola città della Beozia alleata di Atene, circa 519-479 a.C.
Nel gioco: Livello 8: La baia di Maratona, Livello 11: Il finale
Platea era una piccola città della Beozia sulle pendici settentrionali del monte Citerone, rivale della vicina e più grande Tebe e alleata di Atene. I suoi cittadini furono gli unici Greci a schierarsi con gli Ateniesi a Maratona nel 490 a.C., e nel 479 a.C. la battaglia terrestre decisiva contro Mardonio fu combattuta sul loro territorio. Nessun documento persiano li nomina, perciò la loro storia ci giunge quasi interamente da autori greci.
Nel gioco: Il gioco presenta Platea come l'unica città che combatté al fianco di Atene a Maratona e come campo di battaglia del 479 a.C. Entrambe le affermazioni concordano con Erodoto, secondo cui gli Spartani arrivarono solo quando la battaglia di Maratona era ormai conclusa.

Una città beota che si volse ad Atene
Racconto anticoErodoto afferma che i Plateesi, incalzati da Tebe, si offrirono dapprima al re spartano Cleomene. Questi li indirizzò invece ad Atene, sperando di mettere Atene e Tebe l'una contro l'altra. Quando i Persiani sbarcarono a Maratona nel 490 a.C., i Plateesi accorsero in armi al completo e presero posto sull'ala sinistra dello schieramento ateniese. Erodoto aggiunge che in seguito gli Ateniesi inclusero Platea nelle preghiere delle loro grandi feste.
Herodotus 6.108, 6.111

Date e cifre incerte
ContesoTucidide data l'alleanza con Atene al 519 a.C. Alcuni storici preferiscono il 509 a.C. circa, epoca in cui Cleomene è meglio attestato nella Grecia centrale. Erodoto non fornisce cifre per i Plateesi a Maratona. Autori molto più tardi, Cornelio Nepote e Giustino, affermano che inviarono 1.000 uomini, un numero spesso ripetuto dagli studi moderni ma non verificabile.
Thucydides 3.68; Cornelius Nepos, Miltiades 5; Justin, Epitome

Bruciata nel 480 a.C., vendicata nel 479 a.C.
Racconto anticoErodoto racconta che nel 480 a.C. i Plateesi aiutarono a remare sulle navi ateniesi all'Artemisio, poi tornarono a casa per mettere in salvo famiglie e beni invece di proseguire verso Salamina. L'esercito di Serse, su consiglio dei Tebani, incendiò la loro città. Nel 479 a.C. inviarono 600 opliti all'esercito greco che sconfisse Mardonio sulla loro stessa terra. Tucidide afferma che il reggente spartano Pausania giurò allora di rispettarne l'indipendenza.
Herodotus 8.1, 8.44, 8.50, 9.28; Thucydides 2.71

Il loro nome sulla Colonna serpentina
Nelle fontiLa Colonna serpentina in bronzo, dedicata a Delfi con il bottino del 479 a.C., elenca le città che combatterono contro i Persiani, e tra queste figurano i Plateesi. La colonna sopravvive ancora oggi, danneggiata, nell'Ippodromo di Istanbul, dove fu trasportata al tempo di Costantino. Nessun testo persiano menziona Platea; le iscrizioni del Re nominano terre e popoli, non piccole città greche.
Serpent Column inscription (R. Meiggs and D. Lewis, A Selection of Greek Historical Inscriptions, no. 27); Herodotus 9.81

I cippi di confine spostati
Leggenda posteriorePlutarco, che scriveva circa sei secoli dopo, racconta che un oracolo promise ad Aristide e agli Ateniesi la vittoria se avessero combattuto sul proprio suolo, nella piana di Demetra e Kore. I Plateesi, secondo lui, risolsero il problema rimuovendo i loro cippi di confine e cedendo il campo di battaglia ad Atene. Il racconto sembra più un omaggio all'amicizia tra le due città che una storia attendibile.
Plutarch, Aristides 11

L'emblema accanto al nome
ContesoPlatea non aveva una moneta propria nel 490 a.C., e nel gioco i Plateesi condividono la civetta degli Ateniesi, poiché combatterono al loro fianco a Maratona. Erodoto dice che da allora gli Ateniesi pregavano per i Plateesi durante le loro feste.
Herodotus 6.108, 6.111
Fonti
- Herodotus, Histories, books 6, 8 and 9
- Thucydides, History of the Peloponnesian War, books 2 and 3
- R. Meiggs and D. Lewis, A Selection of Greek Historical Inscriptions, 1988
- Plutarch, Aristides
- Cornelius Nepos, Miltiades
- P. Green, The Greco-Persian Wars, 1996